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| Domanda: acque ferruginose (Vincenzo, 14 luglio 2005) |
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Egregio dott. Giorgio Temporelli, Ho letto il suo articolo sulla rivista L’ambiente (5/04 pagina 60). Sarei molto interessato ad approfondire la mia conoscenza sulla presenza del ferro nelle acque di falda e i suoi effetti. Sono a conoscenza, per esempio che l’ULSS21 - Dipartimento per la Prevenzione ha comunicato ai Comuni di Legnago, Cera, Villabartolomea, Castagnaro, Casaleone, Sanguinetto, Gazzo Veronese, e Nogara (basso veronese) che nell’acqua di falda nella fascia valliva del territorio comunale erano state riscontrate concentrazioni di ferro. Questa sostanza è considerata solo indesiderabile ma non tossica. Può aiutarmi? Grazie Vincenzo |
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| Risposta: |
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Buongiorno Vincenzo e grazie per aver prestato attenzione al mio articolo. Brevemente posso dirle che, come per molti elementi presenti nelle acque, bisogna distinguere tra l’impiego tecnologico delle stesse e l’uso come bibita. Nel caso particolare del ferro il limite di 0,2 mg/L imposto dal D.Lgs 31/2001 (figlio della Direttiva 98/83/CE) è dovuto al fatto che questo elemento, quando presente in concentrazioni superiori, può impartire colori e sapori all’acqua, nonché dare origine a depositi indesiderabili nelle condotte. Per l’acqua minerale il limite non sussiste e l’acqua viene chiamata “ferruginosa” se la concentrazione di ferro > 1 mg/L. Differente è invece il discorso per le acque arsenicali, anch’esse trattate nella pubblicazione. L’elemento arsenico, infatti, ha una pericolosità intrinseca e la sua presenza nelle acque destinate al consumo umano non deve superare 0,010 mg/L, sia per le minerali che per acque di rete. Sperando di aver fatto cosa gradita le porgo i miei più cordiali saluti. Dott.Giorgio Temporelli |
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