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Il Salvagente | Articolo Agosto 2009

Chiare, fresche e dolci acque (con il filtro)

Liscia, gassata o effervescente naturale, povera di sodio o ricca di calcio. Comunque la si preferisca, l’acqua minerale in bottiglia ha un “peso” non del tutto trascurabile per le tasche delle famiglie italiane, soprattutto in un periodo di crisi dove sempre più persone sono costrette a “tagliare” sul carrello della spesa per far quadrare i conti. Del resto, calcolando un costo di 40-50 centesimi di euro al litro, una famiglia di tre persone che ogni giorno beve una media di 3 litri di acqua minerale può arrivare a spendere tra i 432 e i 540 euro annui. Senza contare i costi legati allo smaltimento della plastica e quelli “ambientali” derivanti dal consumo di energia durante le fasi di imbottigliamento e distribuzione. E così mentre c’è qualcuno che è tornato a rivalutare il rubinetto, a chi non si fida di quanto elargito dagli acquedotti quasi gratuitamente (il costo medio dell’acqua potabile al litro è di circa 1,7 millesimi di euro) rimane il grande business dei depuratori. Un mercato trainato con ogni mezzo da chi cerca di convincere i
consumatori della necessità di pulire quanto arriva nel loro bicchiere.

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